“Per la rigenerazione urbana serve la qualità dell’architettura”: l’opinione di Ciro Treppiccione.

Nel dibattito aperto su Architettura, Centri Storici e rigenerazione urbana interviene l’architetto Ciro Treppiccione.

L’architettura è una disciplina complessa. Qui convergono i saperi di molteplici attività. Occupandosi di definire gli spazi dell’abitare, nell’accezione più ampia del termine, l’architettura è un fatto sociale di assoluta rilevanza. E’ una disciplina sempre in bilico tra arte e tecnica, soffrendo rispetto a queste due di un duplice handicap: non ha la libertà e l’immediatezza gestuale della prima, non produce un risultato univoco e incontrovertibile come la seconda.
Purtuttavia, come ogni produrre, anche l’architettura deve avere un carattere incessantemente progressista e diacronico. La stessa parola progetto implica il perseguimento di nuove istanze che si verificano solo attraverso sperimentazioni esecutive. E’ così è sempre stato, anche se spesso la storia viene fraintesa. L’acropoli di Atene è considerata dai più paradigma di classicità per eccellenza.
Invece, la sua struttura formale si compone in uno schema geometrico complesso che riordina tutti gli elementi in maniera paratattica, dove il tutto trova il suo equilibrio.
Mentre il Partenone ci riporta al rigore della sezione aurea, l’Eretteo, di contro, si scompone su diverse assialità e asimmetrie. Tra i due edifici vi è tuttavia un dialogo armonioso senza tempo.
L’acropoli di Atene è quindi un intervento di avanguardia.
Lo avevano intuito i grandi maestri dell’architettura moderna, in primis Le Corbusier, che indagavano le composizioni del passato per poi reinterpretarle in nuove declinazioni.

Planimetria dell’acropoli di Atene l’Eretteo

Oggi la attuale congiuntura economica ha fortemente rallentato il processo innovativo dell’architettura e della città e ha indotto nuovi medievalismi ideologici che hanno impoverito il dibattito culturale. Ispirato da un articolo di Massimo Cacciari, che invitava le amministrazioni a essere utopiste per raggiungere anche obiettivi minori, tempo fa scelsi quale motto progettuale per un concorso di idee “l’Utopia vince l’Atopia”.
La città contemporanea, per sopravvivere a sé stessa, non può essere cristallizzata e musealizzata; si deve rigenerare alla ricerca continua della sua essenza che sia figlia del proprio tempo.
E’ una emergenza ancora più vera per le piccole città.
La rigenerazione urbana deve essere programmata con le stesse metodologie nei centri storici così come in periferia, perché le città devono essere organismi policentrici in cui le parti si omogenizzino fluidamente e non siano patchwork mal rammendati. Ma ogni ricerca parte da un obiettivo e la città deve decidere cosa vuole essere e cosa vuole significare.
Mi compiaccio ogni volta che un’utopia architettonica riesce a rigenerare un non-luogo, ancor più quando questo avviene in Italia, perché il nostro paese non ha il passo di altri contesti europei.
Da anni si dibatte sulla necessità di una legge per la qualità dell’architettura, ma si continua a promulgare normative che hanno un fondamento prettamente quantitativo. Anche la città deve comprendere l’ineludibile massima: “Bisogna che tutto cambi perché nulla cambi”.

Ciro Treppiccione
Capua, 1974. Si laurea in architettura nel 2000 e da subito si sente “architetto condotto” prima che Renzo Piano ne teorizzasse il significato. Mantiene però lo sguardo aperto sull’orizzonte e svolge la professione declinando le stesse regole compositive fin qui maturate alle specifiche di ogni progetto, indipendentemente dalla scala di intervento. https://www.archilovers.com/ciro-treppiccione/

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