I dazi di Trump, la nuova fase dei tassi e la politica italiana

Mentre in Italia la cronaca politica è in larga parte assorbita dalle polemiche demenziali su chi ha più diritto a ricevere l’incarico di formare il nuovo governo, le notizie che arrivano dall’estero ci indicano in modo inequivocabile quali sono i temi concreti su cui bisogna cercare di comporre la maggioranza parlamentare che al momento non c’è. Da un lato l’escalation protezionistica di Trump che -dopo aver introdotto una tassa alla frontiera per le merci prodotte all’estero nell’ambito della sua riforma fiscale – ha deciso pesanti dazi sull’alluminio e l’acciaio particolarmente penalizzanti in primo luogo per la Germania e per l’Europa. Operatori economici e finanziari sono il allarme per gli effetti nefasti che una guerra commerciale appena cominciata può avere sul commercio internazionale e di conseguenza sulla crescita globale. La Cina ha già fatto sapere che reagirà. L’Europa prepara ritorsioni su jeans, moto e altri prodotti USA, mentre Trump, a sua volta, minaccia di estendere i dazi ad auto e prodotti alimentari europei. Dall’altro la conferenza stampa di Draghi e l’eliminazione dal comunicato della BCE dell’intenzione di aumentare gli acquisti di titoli nel caso fosse necessario. Una notizia che ci segnala come, dopo l’avvio della normalizzazione della politica monetaria da parte della banca centrale USA, anche la BCE si avvia a passare il testimone della gestione della crisi alle politiche fiscali. Il nuovo governo che si dovrà formare dovrà fare i conti con questo scenario nuovo decidendo come affrontare sia la guerra commerciale che è di fatto aperta, sia l’inizio di un graduale rialzo dei tassi di interesse, che sarà particolarmente problematico per un Paese con un alto debito pubblico come il nostro. Insomma dopo la prima fase della gestione della crisi, che ha visto una concorde iniezione di liquidità nel sistema da parte delle banche centrali di tutto il mondo, tale da produrre una crescita globale finalmente sincronizzata, si sta avviando una seconda fase che vedrà il pallino nelle mani dei governi. Questo avvio fortemente segnato dalla linea protezionista di Trump non promette nulla di buono per la tenuta di quel poco di crescita che, sia pure con ritardo rispetto agli altri, anche l’Europa sta conoscendo. Come possiamo difenderci da questi rischi?   In sostanza si tratta di stabilire se la via migliore da seguire è quella di un ritorno alla sovranità nazionale, in uno scontro aperto con l’Europa, che può arrivare a mettere in discussione l’Euro, oppure quella di un ruolo più deciso dell’Italia nella costruzione di una maggiore integrazione nella consapevolezza che l’Europa è l’unica dimensione in grado di consentire all’Italia di reggere l’urto degli eventi. Dal voto una maggioranza chiara non è emersa anche se i due vincitori, la lega e il movimento 5 stelle, hanno manifestato entrambi su questo punto decisivo posizioni euroscettiche. Più decise quelle della lega, che contesta esplicitamente l’irreversibilità dell’Euro, più ambigue quelle dei 5 stelle, che hanno spesso ipotizzato un referendum per decidere sulla questione. Una maggioranza euroscettica spingerebbe il paese verso una deriva tragica. E’ soprattutto il movimento 5 stelle a dover dire su questo parole chiare. L’unica alternativa possibile ad un governo euroscettico, che potrebbe anche avere la maggioranza in parlamento -quella di un governo europeista che lavori con l’asse franco tedesco ad un rilancio del processo di integrazione – i numeri in parlamento non li ha dal momento che i due partiti euroscettici hanno più del 50% dei parlamentari. A meno che i 5 stelle non escono dall’ambiguità e di fronte al nuovo quadro internazionale esprimono un programma diverso da quello sostenuto in campagna elettorale. Cosa per loro non facile dal momento che il loro elettorato, come dicono i sondaggi sulle alleanze di governo è spaccato più o meno a metà, perché è spaccato a metà sulla scelta nazionalismo europeismo. Quando la polvere sollevata dal bailamme elettorale si depositerà sarà chiaro a tutti che questo è il vero nodo da sciogliere.

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