Licenziamenti Embraco provano che centrosinistra si divide su aria fritta

La società brasiliana Embraco, del gruppo Whirpool, conferma il licenziamento di 497 dei 537 lavoratori dello stabilimento piemontese e sposta in Slovacchia la produzione. Il ministro Calenda chiama gentaglia i consulenti della società e i sindacati esprimono disappunto e delusione ma la verità è che sono impotenti, le loro armi sono spuntate. Questa è la prova provata della inutilità del Jobs Act ma anche delle polemiche su cui si è diviso il centrosinistra. Non c è articolo dello statuto dei diritti dei lavoratori né legge del parlamento nazionale che possa difendere il diritto al lavoro delle centinaia di lavoratori e di lavoratrici che tra qualche mese saranno nuovi disoccupati. I vecchi strumenti e i governi nazionali, di qualsiasi colore, non possono più nulla nei confronti di multinazionali che si muovono liberamente sul piano globale in assenza di qualsiasi agenzia pubblica che possa condizionarne in qualche modo le scelte. La realtà del mondo in cui viviamo è questa e non la cambieranno le polemiche tra la sinistra riformista e quella radicale, né l’esito del prossimo voto politico, qualsiasi equilibrio sancirà nei rapporti a sinistra. Tutto ciò su cui nel centrosinistra ci si è divisi, dal Jobs Act alla riforma costituzionale, è distante anni luce dall’innovazione politica che è necessaria per restituire al mondo del lavoro il potere contrattuale che ha perduto in questi anni. La quota del reddito nazionale che va al lavoro si è ristretta in maniera impressionante a vantaggio del capitale. Il centrosinistra ha bisogno di una discussione seria e approfondita su questa realtà amara. Una discussione capace di approdare ad un progetto unitario che per essere credibile deve avere un respiro almeno europeo. A chi obietta che questa è una strada complessa e lunga io rispondo che non ci sono alternative. Se la sinistra vuole fare il suo mestiere, che è quello di difendere il lavoro e accorciare le diseguaglianze sociali, deve attrezzarsi sul piano programmatico e organizzativo. Non saranno le guerre tra gruppi dirigenti a sollevarla dal suo attuale stato di impotenza. Perché un centrosinistra fermo alle politiche e alle divisioni del passato non serve alla causa. La guerriglia tra Renzi e D’Alema non entusiasma più nessuno e soprattutto non parla al popolo potenziale della sinistra.

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