Non votate con rabbia ma usate la ragione. E’ in gioco il futuro dei nostri figli

Le ragioni per essere delusi ed arrabbiati ci sono tutte. Veniamo da una crisi gravissima che ha allargato le diseguaglianze sociali, ha impoverito il ceto medio, ha strappato la speranza di futuro ai giovani. Ma attenzione a non cadere nella trappola di chi specula sul nostro malessere, di chi si propone come il messia prospettando soluzioni semplici a problemi che semplici non sono. La storia è maestra di vita e ci insegna come ogni volta che una crisi sistemica, frutto di trasformazioni profonde, sconvolge gli assetti politici e sociali, si presentano i dispensatori di illusorie speranze che in realtà finiscono per produrre immani tragedie. E’ accaduto con la crisi degli ani 30 del secolo scorso e sappiamo quale prezzo l’umanità ha pagato per uscirne. Oggi come allora la crisi della politica è gravissima e ancora una volta il pericolo che si presenta è quello di cercare una soluzione ricorrendo all’antipolitica. In realtà la politica non è un corpo separato, una casta chiusa, ma è lo specchio della società. Se si vuole un vero cambiamento non basta una semplice alternanza di persone ma serve in primo luogo una presa di coscienza collettiva. Nel caso concreto nulla può cambiare se non ci lasciamo alle spalle un trentennio nel quale si è fatta strada un individualismo esasperato, una cultura che ha messo l’io al di sopra del noi, favorendo il ritorno di una ideologia liberista che ha portato ad un processo di globalizzazione sregolata, incentrato sul primato del mercato in sostituzione di quello dello Stato. La grande crisi del 2008/2009 è stata una conseguenza di tutto questo. Ci siamo trovati di fronte a cambiamenti epocali – indotti da una rivoluzione delle tecnologie e delle comunicazioni che ha cambiato e continua a cambiare il nostro modo di lavorare e di vivere – privi di un progetto comune capace di affermare l’interesse collettivo su quello delle grandi concentrazioni economiche e finanziarie, che hanno fatto e continuano a decidere il bello ed il cattivo tempo, . Ed oggi – senza riflettere adeguatamente sulle ragioni di questa amara realtà cui non è estranea la cultura di cui siamo tutti intrisi – molti sono indotti a ritenere che è possibile ritrovare una sovranità popolare ritornando a rinchiuderci nei confini delle vecchie nazioni. Mentre invece, al contrario, possiamo recuperare il senso di un comune destino, una prospettiva autenticamente democratica, solo se comprendiamo i tempi nuovi e proviamo a ricostruire una dimensione della democrazia e dello stato aprendoci e costruendo con altri uno Stato continentale, Non abbiamo altra scelta se non quella di un vero stato europeo che contribuisca, con le altre grandi potenze globali di un mondo profondamente mutato, a costruire un nuovo ordine internazionale. Tutto il resto è solo pura illusione e pericolosissima avventura. Ecco perché è essenziale evitare che il parlamento possa esprimere maggioranze populiste, nazionaliste e xenofobe. Non è questo il cambiamento necessario. Ed è la ragione di fondo che mi spingerà a votare scegliendo tra camera e senato tra le liste di un centrosinistra purtroppo diviso e inadeguato perché prigioniero di troppi personalismi e per questo incapace di ritrovare una unità su una lettura della realtà e un progetto per governarla con i valori della libertà e dell’uguaglianza. Io ho cominciato a fare politica dall’età di 14 anni e nel 2008 ho lasciato la militanza attiva perché deluso dalla deriva di una sinistra che o è rimasta ferma agli anni ’70 o ha abdicato alla sua funzione di forza di cambiamento. Ma so bene che se si cambia in peggio, se ci si illude di poter tornare indietro, si può compromettere per molto tempo ogni possibilità di uscire in avanti dalla crisi economica, politica, morale, ecologica nella quale ci troviamo. Ed oggi il rischio più grave è questo. Il mio è un appello sincero e disinteressato sul piano personale. E’ in gioco soprattutto il futuro dei giovani, dei nostri figli. Non votate con rabbia ma fate prevalere la ragione. Altrimenti servirà a poco pentirsene quando potrebbe risultare troppo tardi.

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