Di sola tattica la politica muore

In vista delle prossime elezioni politiche assistiamo al trionfo della tattica in ciò che resta della sinistra . Ma se la tattica non è al servizio di un programma fondamentale e di una strategia credibili non garantisce un futuro. Il PD ha compreso, con notevole ritardo, che senza una coalizione larga è destinato ad arrivare terzo. Tuttavia la trattativa per ricostruire un centrosinistra competitivo si svolge su questioni assolutamente marginali rispetto ai problemi del Paese e alla stessa missione della sinistra, che è quella di accorciare le diseguaglianze sociali – la cui ampiezza è stata la principale causa della crisi del 2008 e dopo dieci anni è ulteriormente cresciuta raggiungendo livelli stratosferici. Il PD, infatti, pone al centro del confronto la validità della sua azione di governo, che i fatti dimostrano essere stata assolutamente inadeguata. Quel poco di crescita che c’è in Italia e in Europa è legata alla immissione di liquidità senza precedenti da parte della BCE. Pisapia, che pure per primo ha insistito sull’esigenza di costruire una coalizione larga, capace di fermare le destre e il populismo, si limita a chiedere l’abolizione del super ticket e qualche aggiustamento a favore dei ceti deboli in finanziaria. MDP chiude la porta e lascia un unico spiraglio legato alla reintroduzione dell’articolo 18. Peccato che i problemi sono ben altri e non si risolvono spostando la piccola coperta della finanziaria dalla parte del lavoro o reintroducendo uno strumento di difesa del posto di lavoro reso inservibile da tempo, visto che le grandi aziende possono pagare le tasse e spostare la produzione dove trovano convenienza. La ragione di questa situazione Kafkiana sta nel far finta di non capire che per uscire da una crisi tutt’altro che risolta (dal momento che l’economia cresce poco e non è ancora in condizione di camminare con le proprie gambe) e per restituire un minimo di potere contrattuale ai lavoratori e al ceto medio ci vuole ben altro. Insomma c’è una sola via maestra davanti a noi. O la si sa percorrere o si muore. Se la sinistra vuole adempiere alla sua missione deve mettere al centro del suo progetto, della sua iniziativa e della sua azione di governo, la costruzione di un vero stato sovranazionale in grado di imporre le sue regole ad un mercato che si muove da tempo sul piano globale. Scorciatoie non ci sono. Mi si obietta: è vero, ma nel mentre si costruisce l’Europa politica bisogna pur campare su obiettivi ravvicinati. In questa risposta c’è la mancanza di realismo di chi non vuole intendere che l’Europa politica non si costruisce senza una forte iniziativa politica e sociale intorno ad obiettivi di breve, medio e lungo termine. Obiettivi su cui impegnare ogni sforzo, qui ed ora, non mancano, a partire da quella web tax e dalla tassazione unica delle imprese di cui pure si sta discutendo in Europa con lentezza estenuante per la mancanza di una pressione di massa. Questioni attualissime e concretissime perché se non si recupera quel gettito fiscale enorme sottratto dalle multinazionali al fisco, sfruttando la debolezza degli stati nazionali, come si pensa di poter allungare una coperta palesemente corta che non consente a nessun governo di avere i mezzi per affrontare i problemi delle pensioni di fame, del lavoro che manca, dell’eccesso di tassazione sui redditi medio bassi, dello sviluppo insufficiente? Certo il salto richiesto in termini di elaborazione, di organizzazione e di iniziativa politica è notevole. Ma è anche ineludibile. Oggi il conflitto tra lavoro e capitale si regge a quest’altezza. Se la sinistra non sa adeguarsi è del tutto inutile, non serve, non ha alcun senso, diventa un arnese del passato. Non è forse questa la ragione per cui, radicale o riformista che si definisca, è diventata irrilevante in Italia, in Europa e nel Mondo? Quando la politica dimostra di non essere più capace – o di non avere la forza e i mezzi necessari – di risolvere i problemi complessivi, ciascuno ripiega sul suo particolare e alla fine o non va a votare o – la minoranza che continua a recarsi alle urne – anziché scegliere il meglio, premia chi gli garantisce un minimo di ritorno personale da quel poco di amministrazione che i poteri che contano ancora consentono di esercitare alla politica. Rimanendo aggrappata alla sola tattica la sinistra sta diventando ferrovecchio da antiquariato. Di tempo per evitarlo ne rimane ben poco.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...