Nel ballottaggio francese “nulla è acquisito”. Una lezione per la politica italiana

L’esito del primo turno elettorale in Francia vede Macron in testa con 4 punti di distacco dalla Le Pen. Un risultato migliore rispetto alle previsioni della vigilia che segnalavano addirittura un testa a testa tra i due. Tuttavia la prospettiva rimane aperta perché i sondaggi pronosticano una vittoria di Macron al ballottaggio sul filo di lana, nonostante sulla carta egli goda dell’appoggio aperto di gran parte dei candidati delle forze antifasciste sconfitti al primo turno (la conservatrice Pécresse, la socialista Hidalgo, il comunista Roussel e il verde Jadot) e di una dichiarata netta avversione nei confronti della Le Pen da parte di Mélenchon, leader della sinistra radicale, che ha superato il 20% dei voti e si è collocato al terzo posto, a poco meno di un punto e mezzo percentuale dai voti raccolti dalla Le Pen.  Il primo ad essere consapevole che il rischio di una Frexit sia tutt’altro che scongiurato è lo stesso Macron che ha dichiarato senza mezzi termini che al ballottaggio “nulla è acquisito”. A preoccupare è l’alto astensionismo che al primo turno ha portato un parigino su due a disertare le urne. A ciò si aggiunge l’insoddisfazione sociale prodotta da una inflazione che erode il potere d’acquisto del ceto medio e che la pandemia prima, la transizione energetica in atto e ora la guerra in Ucraina, hanno spinto a livelli altissimi, come non si vedeva da quarant’anni. Su questo disagio ha puntato la Le Pen che però, pur presentandosi con un volto più moderato rispetto alle precedenti elezioni presidenziali, non ha certo accantonato il sovranismo, non avendo rinunciato alla supremazia del diritto nazionale su quello europeo. La vera posta in gioco del ballottaggio è pertanto il processo di integrazione europea, che con il Recovery Plan ha ripreso slancio, ridando credibilità alla prospettiva di un vero Stato europeo in grado rendere l’Europa una potenza globale, capace di esercitare un ruolo decisivo nei confronti delle grandi sfide del nostro tempo. C è perciò un messaggio politico chiaro che il voto francese invia alla politica dell’intera Europa: lo scontro tra sovranismo ed europeismo è tutt’altro che superato. La pandemia ha contribuito a contenere l’ondata populista, nata dalla grande recessione del 2009, ma il pericolo resta alto. Tutte le forze europeiste – dai socialdemocratici ai popolari, dai verdi ai liberali – dovranno continuare a collaborare e governare insieme. Fino a quando non si porterà a compimento la costruzione di una nuova e vera casa comune europea non sarà possibile tornare alla normale dialettica tra centrodestra e centrosinistra. Lo scontro politico rimane quello tra europeismo e nazionalismo. Lo tenga presente la politica italiana in vista delle elezioni dell’anno prossimo

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