I sogni nel cassetto della Conurbazione Casertana e l’occasione del Recovery Plan

Da qualche mese sono alle prese con la sistemazione di un numero impressionante di faldoni che contengono tutta la documentazione accumulata nel corso della mia passata e troppo lunga attività politica e istituzionale. Diciamo che ci sto provando con la speranza di trovare un ordine tale da consentirmi di rintracciare con facilità ciò che di volta in volta ho esigenza di consultare. Impresa ardua, troppo spesso vana ma comunque utile perché, anche quando non trovo quel che sto cercando, spuntano cose che possono essere utili per il presente, ammesso che vi sia qualcuno disposto, oltre che a seguire il mio blog, a raccogliere qualcuna delle idee che provo a suggerire. È il caso di oggi. Infatti, mentre ero alla ricerca di documenti propedeutici alla elaborazione del PCTP – di cui mi sono occupato tra il 2006/7 da vicepresidente e assessore all’urbanistica dell’Amministrazione Provinciale – mi sono capitati tra le mani due faldoni contenenti documenti vari riguardanti una vecchia idea che non ha avuto molto successo ma che credo prima o poi si imporrà per “cause naturali”. Mi riferisco all’idea di un governo unitario della città continua Capua – Maddaloni (o se vi piace di più la definizione “del sistema urbano della Conurbazione Casertana”). Tra questi il PRUSST (Piano di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo Sostenibile) della Conurbazione Casertana (datato 1999) e il “Protocollo di intesa per la Realizzazione del Sistema Ferroviario di Tipo Metropolitano” Capua – Caserta – Maddaloni (datato Maggio 2004). Due progetti figli di un sogno più grande, purtroppo rimasto tale: arrivare ad una Unione dei Comuni di quell’unico sistema urbano cresciuto per effetto della fusione dei vecchi centri lungo l’Appia, in seguito alle trasformazioni territoriali indotte dal processo di industrializzazione di Terra di Lavoro negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Una idea nata nelle prime elaborazioni sull’assetto del territorio dopo il terremoto del 1980 che prese poi corpo nel corso del 1994 quando, eletto Sindaco di Capua, d’intesa con Aldo Bulzoni, allora Sindaco di Caserta, promuovemmo il “Coordinamento dei Sindaci della Conurbazione Casertana” con l’intento di affrontare insieme alcuni problemi comuni: spingere la Regione ad aiutarci a risolvere il problema di dare sedi adeguate alle Facoltà Universitarie del II Ateneo della Campania, all’epoca ospitate in edifici di fortuna”; intervenire insieme sul Ministero dei Lavori Pubblici per sbloccare i lavori della Variante Anas, bloccati a Centurano a causa delle indagini dell’inchiesta denominata “Tangentopoli” (cosa che facemmo con l’aiuto determinante del senatore Ferdinando Imposimato); sollecitare le istituzioni competenti a risolvere il problema della mobilità interna alla Conurbazione, diventato ineludibile con la scelta di distribuire le facoltà della nuova Università tra quattro città dell’area Casertana e Napoli, mediante un progetto che integrasse gomma e ferro. Fu in quella fase che nacque l’idea di promuovere una Unione dei Comuni della Conurbazione – sfruttando una legge nazionale che le incentivava – cui trasferire competenze dei singoli comuni su specifiche materie che richiedevano una comune programmazione e gestione dei servizi. L’idea abortì, nonostante l’impegno di una competenza come quella di Eduardo Racca (per un periodo brillante segretario comunale a Caserta ma soprattutto firma autorevole dell’inserto sulle autonomie locali del Sole 24 ore), a causa della paradossale marcia indietro innescata dal Comune capoluogo di Provincia. Tuttavia la questione rimase viva nel dibattito politico e culturale. Essa fu subito rilanciata da ambienti universitari. Nel 1998 il professore Arturo Rigillo, ordinario di Urbanistica della Federico II, organizzò un Convegno di studi di tre giorni nella Reggia Vanvitelliana sul tema ” Il Sistema Urbano Casertano”, con la partecipazione di relatori di prim’ordine e un Comitato d’onore composto da personalità rappresentative come Romano Prodi e Walter Veltroni (all’epoca presidente del Consiglio e Ministro del Beni Culturali), Antonio Rastrelli, presidente della Regione, Riccardo Ventre, presidente della Provincia, Raffaele Nogaro Vescovo di Caserta. Da quel convegno presero spunto molte tesi di laurea sul tema e un libro (La città continua – Società Editrice l’Aperia – Caserta 2001) a cura di Arturo Rigillo, Guglielmo Trupiano, Giovanni Persico, Giancarlo Pignataro, Elviro Di Meo, Giovanni Rigillo. Tuttavia anche senza l’istituzione della Unione dei Comuni non mancarono iniziative istituzionali che avevano l’obiettivo di produrre progetti comuni. È il caso, appunto, del PRUSST della Conurbazione Casertana, redatto nel 1999, che consentì a 18 comuni dell’area di individuare in modo coordinato 66 progetti intersettoriali per partecipare al bando di gara sui programmi di Riqualificazione e Sviluppo Sostenibile promossi con DM/1998 dal Ministero dei Lavori Pubblici. Alcuni progetti furono presentati e finanziati e tra questi la riqualificazione e il parcheggio di piazza Carlo III a Caserta, il recupero funzionale del Belvedere di San Leucio, un primo nucleo della cittadella giudiziaria e il parco archeologico dell’Anfiteatro di Santa Maria. Molti rimasero sulla carta e tra questi tutte le nove idee avanzate dal comune di Capua (dalla navigabilità del Volturno, al recupero dei Castelli e dell’area dell’ex zuccherificio) che non predispose i progetti esecutivi. Tra i progetti rimasti sulla carta quello molto importante della realizzazione del Sistema Ferroviario di Tipo Metropolitano della Conurbazione Casertana – che il 7 Maggio del 2004 fu anche oggetto di un protocollo di intesa tra Regione (rappresentata dal presidente Bassolino e dall’assessore Cascetta), Provincia (rappresentata dal presidente Ventre e dall’assessore Assirelli) comune di Caserta (rappresentato dal sindaco Falco e dall’allora assessore del PRUSST Carlo Marino), Conferenza dei Sindaci dell’area (rappresentata dal Sindaco di Santa Maria Enzo Iodice). Il protocollo definiva gli impegni di ciascuna istituzione in termini di progettazione, finanziamento e costruzione. Indicava l’attivazione del servizio lungo l’esistente linea Roma Cassino Napoli, con fermate a Capua – San Tammaro, S.Maria, Curti/Macerata – Casapulla – Casagiove – Caserta – Caserta Est – Maddaloni – San Felice a Cancello. Prevedeva, inoltre, la realizzazione lungo la linea Caserta Napoli (via Aversa) di una nuova fermata Capodrise – Portico di Caserta (località Musicile) e viabilità di accesso alle nuove fermate. La linea ferroviaria interessata, con lunghezza pari a 16,9 chilometri, avrebbe dovuto garantire un servizio continuo 6.00 – 22,30, con frequenza dei treni ogni 15 minuti per 5000 passeggeri l’ora e 50000 al giorno. Sarebbe lungo ed anche sterile soffermarci ora sulle ragioni che non hanno consentito la realizzazione di un progetto che è tutt’oggi essenziale per lo sviluppo dell’area Casertana. Quel che è certo è che le risorse europee del Recovery Plan – il piano più imponente dai tempi della fine della Seconda Guerra Mondiale – rappresentano un treno che sarebbe imperdonabile perdere. I comuni dell’area Casertana devono trovare ora la via per unirsi e presentare progetti di area vasta, gli unici che possono avere forza e motivazioni sufficienti per intercettare le risorse finalizzate alla ricostruzione e al rilancio dell’economia dopo il disastro della pandemia.

Un commento

  1. Una Metropolitana Leggera ancora attuale. Ricordo che subito dopo il protocollo di intesa al Teatro di Corte della Reggia di Caserta, invitato quale Segretario Provinciale della Filt Cgil di Caserta, venni in compagnia dell’amministratore Delegato di Rete Ferroviaria Italiana Ing. Mauro Moretti. Allora in una intervista auspicati, nonostante le ulteriori e diverse esigenze del territorio, ne cito due a caso, Interporto di Maddaloni Marcianise e Aeroporto di Grazzanise, su cui avevo avuto il piacere di un confronto con il Professore Rocco Giordano, di veder l’opera finita! Ma come sempre accade in questa provincia di Caserta, che la definii allora e ancora resta così, la Cenerentola della Regione Campania, alla mancanza di un Piano Provinciale Intermodale dei Trasporti e della Mobilità, unitamente a quello viario e stradale, anche ciò un Progetto come quello della Metropolitana Maddaloni Capua aborti sul nascere. Come dire dei Servizi ai Cittadini non interessa ne alla politica e mano ancora ai politici di questa provincia.

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