Ma si è capito che siamo ancora nel mezzo della pandemia?

Stamane sono stato al cimitero per dare – anche se solo a distanza – l’ultimo saluto ad un caro amico che non ha superato il contagio da Covid 19, nonostante non fosse né troppo anziano né affetto da altre significative patologie. Dall’inizio della pandemia si registrano nel mondo 62 milioni 463 mila 181 contagi e a 1 milione 460 mila 223 morti. Gli USA e l’Europa sono nel pieno di una seconda ondata che ogni giorno miete migliaia di vittime. Una vera tragedia che in parte ha cause oggettive ma in parte è legata al nostro scarso senso civico e all’inefficienza delle nostre istituzioni. Negli USA, ad esempio, ciò che accade è la conseguenza dell’approccio sbagliato che Trump – preoccupato solo dei consensi elettorali e degli aspetti economici della vicenda – ha avuto di fronte alla diffusione della malattia. In Europa la causa è da ricercare nelle follie di una estate nella quale tutti abbiamo fatto cadere ogni forma di cautela giocandoci tutti i sacrifici e i risultati del primo lockdown. Non poco hanno pesato messaggi tesi a minimizzare i rischi da parte di settori dello stesso mondo scientifico. Ma ora, al punto cui siamo giunti, è davvero difficile giustificare la continuazione di certi comportamenti. Errare è umano perseverare è diabolico. È vero, sono arrivate buone notizie sul fronte dei vaccini ma sappiamo che se tutto andrà bene (negazionisti permettendo) ci vorranno molti mesi prima che la diffusione dei vaccini arrivi al livello necessario per farci uscire dalla fase più acuta di questo passaggio terribile della nostra vita e della storia umana. Eppure in giro per l’Occidente si vedono ancora manifestazioni violente di negazionisti o surreali dibattiti su cenoni di Natale, vacanze sulla neve, aperture di ristoranti e delle scuole. In Italia vi sono pressioni perfino da parte di regioni particolarmente colpite per ritornare a regole meno restrittive. Senza contare che ogni occasione è buona – che si tratti dell’inizio di una inversione di tendenza nei contagi, della morte di un campione o dell’allentamento di qualche restrizione – per darsi al liberi tutti e a comportamenti pericolosi e irrazionali. Dovrebbe ormai esser chiaro come solo attraverso il distanziamento e il rispetto di poche regole è possibile arrivare in fondo al tunnel riuscendo a contenere i numeri inaccettabili dei morti e quella pressione sul sistema sanitario che rappresenta un problema grave non solo per i malati di Covid ma per la capacità di cura di tutte le altre patologie. Lo ha dimostrato quella parte del mondo che è uscita per prima dall’emergenza sanitaria e sta vivendo una ripresa economica di tutto rispetto (come è possibile d’altronde pensare che salute ed economia possano non marciare insieme?). Parlo dell’Asia dove non solo i regimi dittatoriali (la Cina) ma anche democrazie (come quella giapponese) sono state in grado di decidere regole stringenti e soprattutto di farle rispettare. Cosa ci impedisce di fare altrettanto? Questa esperienza lo conferma. A fare la differenza è l’individualismo che pervade le nostre società. Quell’individualismo che porta troppi a credere che la democrazia corrisponda al liberismo in economia e alla libertà per ciascuno di noi di poter dire e fare quel che ci pare. Per questa ragione siamo passati da una crisi all’altra senza riuscire mai a venirne a capo. È accaduto nel 2008 con la crisi finanziaria ed ora nuovamente con la crisi sanitaria. La democrazia, quella vera, richiede innanzitutto grande senso della comunità. Presuppone regole chiare e Stati con le spalle sufficientemente larghe per farle rispettare. In mancanza arriva il caos che a lungo andare conduce nella direzione opposta a quella della democrazia. È il rischio cui stiamo andando incontro soprattutto noi, cittadini di un continente nel quale all’individualismo della società si somma l’inadeguatezza di Stati che hanno le spalle troppo strette rispetto alle dimensioni dell’economia e ai problemi della società contemporanea. Per questo dà speranza la svolta dell’Europa che con il Recovery Fund ha dimostrato di voler finalmente marciare verso una effettiva integrazione politica. Ma sono bastati i capricci di due piccole nazioni – che non vogliono accettare fino in fondo lo stato di diritto – per mettere il rallentatore. Insomma l’ndividualismo che pervade le nostre società la frammentazione e l’inadeguatezza del sistema istituzionale stanno mettendo a rischio al tempo stesso la nostra salute, il nostro benessere economico e il nostro sistema democratico . Forse non si è capito che questa pandemia è come una guerra e come tutte le guerre finirà con vinti e vincitori, provocherà cambiamenti – in tutti i campi – il cui segno non è mai scontato. Se non riformiamo in fretta il nostro sistema politico e istituzionale – nel senso della sua dimensione sovranazionale e della sua capacità di garantire chiarezza delle regole e certezza del loro rispetto – se non recuperiamo come cittadini il senso del comune destino, rischiamo di perdere tutte le nostre conquiste ottenute attraverso il difficile e tormentato cammino del secolo scorso.

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