
È ora di dire basta a questa lagna che ripetono stancamente ancora in troppi di una Capua che continua a svuotarsi e a decadere in tutti i campi. È una lettura fuorviante che non aiuta ad affrontare i veri problemi di una città che ha tante facce, che da molti anni ha invertito la tendenza ad una lenta decadenza – un processo legato a ragioni storiche antiche – ed ha intrapreso la strada della crescita economica e sociale. Una lettura corretta della realtà, dei cambiamenti in atto, è fondamentale per cogliere le opportunità che si aprono di fronte a noi e cavalcare le tendenze di fondo su cui ciascuno può provare a costruire il proprio benessere, che non si nutre certo di piagnistei, chiusure mentali, rassegnazione, ricerca di capri espiatori dei propri limiti. I dati sono chiari e netti, non lasciano dubbi. In precedenti articoli ho messo in evidenza quelli che riguardano la demografia e le attività commerciali e artigianali. Dal 2022 si è interrotto il calo di abitanti che aveva portato la popolazione residente dai 19.000 circa di inizio secolo ai 17983 del dicembre di quell’anno. Da allora fino al 30 marzo 2026 i residenti sono cresciuti di 336 unità con un aumento dell’1,84 per cento (che può sembrare poco ma non lo è se pensiamo che la popolazione residente in Italia tende a decrescere per effetto della denatalità). È un dato in controtendenza, come quello relativo al saldo tra chiusure e nuove aperture di esercizi pubblici, commerciali e artigianali che a Capua negli ultimi 10 anni è stato positivo per 271 unità (di cui ben 103 dal 2022 al 2025), a fronte di una netta caduta delle attività registrata dalla media delle città italiane. Un ulteriore chiaro segnale di crescita viene anche dagli incassi di addizionale Irpef dal 2016 al 2025. Tra 1.816.161,88 euro incassati nel 2025 e 1.342.988,75 euro incassati nel 2016, c è una differenza positiva di 473.173,33 euro pari al + 35,22 per cento. È significativo che gli ultimi 4 anni hanno contribuito a questa crescita per un 26,05 per cento di quel 35,22 complessivo. Quali le ragioni di questo trend in chiara controtendenza rispetto al resto del Paese? E quali quelle dell’accelerazione intervenuta negli ultimi anni? Certamente il fatto che dopo il terremoto del 1980 l’area metropolitana napoletana ha avuto la necessità di riorganizzarsi e di riqualificarsi guardando sempre di più ai nuovi sistemi urbani della provincia di Caserta. Capua ha beneficiato non poco di questi processi che hanno visto la localizzazione sul suo territorio di funzioni metropolitane di eccellenza che ho tante volte richiamato. Non c è dubbio che queste realtà- per quanto sia stata inadeguata la propensione delle imprese e delle professioni locali a studiare i nuovi bisogni che ne derivavano e a organizzare una offerta in grado di soddisfarli – hanno avuto un peso rilevante nel consentirci di reggere all’urto di tante crisi che abbiamo attraversato in questo primo quarto di secolo e nel garantire una certa crescita. Ovviamente non può sfuggire che accanto a una opportunità di sito quel terremoto contribuì ad accelerare una decadenza del centro storico- già causata dalla perdita di funzioni e di ruolo di gran parte del patrimonio immobiliare del centro storico, costituito prevalentemente da ex architettura religiosa e militare. Centinaia di famiglie – che nel corso degli anni sessanta e settanta avevano trovato una sistemazione abitativa in ex caserme (pensiamo solo alla Collegio e alla Mezzacapo) o in palazzi fatiscenti diventati insicuri – si trasferirono in periferia. Quello dell’abbandono del centro storico rimane certamente la grande sfida da raccogliere per dare forza e sostanza alla crescita in atto. Si tratta di una sfida complessa per ragioni più volte sottolineate ma che stiamo affrontando con la sottoscrizione delle intese con Demanio dello Stato e della Regione, con Università e Soprintendenza. Tornerò nelle prossime settimane sulle iniziative messe in campo per il rilancio del centro storico. Iniziative che non potranno non avere, per ovvie ragioni, tempi lunghi di attuazione. Quanto all’accelerazione intervenuta negli ultimi anni è evidente che comincia a farsi sentire l’effetto dell’approvazione del Piano Urbanistico Comunale di cui vediamo solo le prime manifestazioni. Effetti documentati dalle iniziative avviate nel campo dell’edilizia privata e delle strutture commerciali di medie dimensioni, oltre che dalla voce di bilancio degli oneri di urbanizzazione che nel 2025, rispetto al 2024, si sono moltiplicati per sei. È perciò fondamentale ritrovare una capacità di comprensione dei cambiamenti intervenuti e di cogliere tante opportunità che hanno determinato. Così come è importante mettere in sinergia le azioni degli enti pubblici e delle forze sociali. . Servono analisi e confronti all’altezza dei cambiamenti che abbiamo attraversato e a quelli che si profilano davanti a noi. Mettiamo da parte piagnistei e pigrizia mentali, letture e atteggiamenti strumentali e proviamo tutti ad elevare la qualità del confronto.
