Capua: commercio e artigianato +271 il saldo tra aperture e cessate attività negli ultimi 10 anni

Foto di Marco De Persis

Chi matura una convinzione su Capua solo leggendo  i commenti  social o ascoltando  le chiacchiere di strada si convince di  una città in decadenza, dove le attività chiudono e il commercio langue. Se si consultano i dati reali la situazione è invece radicalmente diversa. È  stato di recente  pubblicato uno studio di Confcommercio che ha messo in evidenza come nell’ultimo decennio in Italia si sono cancellate 156 Mila negozi e attività ambulanti e in moltissime città, soprattutto del Nord,  queste attività si sono ridotte di circa il 30 per cento. Causa certamente dei grandi cambiamenti intervenuti nella rete commerciale con la nascita di supermercati e centri commerciali e della grande rivoluzione tecnologica in atto che sta sviluppando sempre di più l’e-commerce. Se si guardano i dati  delle Attività Commerciali ed Artigianali di Capua estratti dal Portale delle “Imprese in un Giorno”  si constata che dal 2015 (anno della Istituzione del Portale) ad oggi a Capua a fronte di 689 nuove aperture si sono avute 418 cessazioni di attività, con un saldo positivo di 271 esercizi. Ovviamente se si disaggrega il dato ci si rende conto che anche nella rete cittadina le trasformazioni intervenute nel Paese hanno cambiato molte cose. A crescere di più sono state le attività extralberghiere (B&B, affittacamere), il commercio elettronico, i pubblici esercizi (bar, ristoranti ecc). Sorprende che il settore più colpito nell’intero  Paese  dalla crisi del commercio tradizionale  (i negozi di vicinato), registrano da noi una crescita, che riguarda perfino gli alimentari interessati da un saldo positivo di 23 esercizi negli ultimi 10 anni. Questa “controtendenza” della città di Capua ovviamente ha una spiegazione legata alle funzioni metropolitane che la città ha acquisito negli ultimi decenni, con la localizzazione sul suo territorio del CIRA, della Caserma Salomone, del Dipartimento di Economia dell’università Vanvitelli, per citare le più importanti. Realtà che potrebbero dare ancora di più a Capua se si sviluppasse nella società piena consapevolezza delle trasformazioni intervenute in Campania- ed in particolare nella sua Area Metropolitana regionale nella quale noi siamo inseriti pienamente – a partire dal terremoto del 1980. È fondamentale dunque abbandonare immagini stereotipate della città che ancora albergano nel senso Comune di una parte rilevante della nostra comunità, saper leggere i tempi nuovi che attraversiamo e adeguarsi ai cambiamenti. Nel settore del commercio in particolare diventa essenziale rivedere i propri modelli di business, perché chi si ostina a mantenere vecchie abitudini e impostazioni è destinato alla scomparsa. In particolare pesa una contraddizione tra la crescita che pure c è stata e la debolezza delle associazioni di categoria, quasi completamente assenti in città. L’amministrazione in ogni caso sta lavorando per dare una spinta al settore con due iniziative importanti:1 –  la nascita del Distretto Commerciale di Capua di recente riconosciuto dalla regione, del quale è  stata istituita l’assemblea mentre è in fase di elaborazione la scheda progettuale per la partecipazione al bando di finanziamento; 2 – una forte iniziativa di riuso dei beni demaniali del centro storico (oltre il 70 per cento dei beni immobili del nostro centro) attraverso bandi di valorizzazione aperti al mercato, d’intesa con Agenzia del Demanio e Assessorato al Patrimonio della Regione Campania. Bandi  che hanno già prodotto i primi affidamenti del Bastione Sperone, della Scuderia Olivares, dell’ex Capannone CTP, la donazione al Rettorato della Chiesa di Santa Maria delle Dame Monache e della Cittadella dello Sport, la Concessione d’uso, in fase di attivazione, del complesso di San Gabriello all’Università Vanvitelli, per la realizzazione di residenze universitarie. È il frutto del protocollo d’intesa che abbiamo sottoscritto con Agenzia del Demanio e Regione Campania, che entro giugno diventerà Piano di città. Capua sarà l’unica città della Campania non capoluogo di provincia ad avere un piano di città, proprio in considerazione della vastità e della qualità architettonica e culturale del Demanio pubblico. Certo sono processi lunghi ma abbiamo tracciato una strada che sta dando i primi frutti e che deve essere percorsa nei prossimi decenni per affrontare il vero problema che Capua ha: il secolare processo di decadenza e di abbandono del centro storico, causato dalla fine della sua funzione di città fortezza e dalla difficoltà oggettiva di ritrovare un nuovo ruolo ed una nuova funzione in un contesto territoriale molto più vasto dei suoi confini, perché è chiaro che il nostro patrimonio storico è troppo grande per poter essere riusato nell’angustia dimensione locale. Questo spiega la difficoltà vera che vive il commercio nel centro storico, dove però a ben vedere accanto alle chiusure si registrano anche successi di diverse realtà commercianti che hanno saputo ripensarsi nel mutato contesto economico e sociale. È essenziale che politica e società sappiano ritrovare una capacità di guardare alle diverse faccie della città, di saper leggere la realtà e i suoi mutamenti, di ritrovare capacità di elaborazione e di saper fare rete.

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