Per l’Italia un nuovo anno denso di incognite. Il ruolo decisivo della società

Le festività natalizie del 2020 si svolsero all’insegna di un nuovo lockdown ma anche della speranza di poter vedere nel corso del 2021, grazie all’arrivo miracolosamente rapido dei vaccini, la luce in fondo al tunnel. Sul piano politico ancora resisteva un governo PD 5 stelle che, dopo l’infelice voto del 2018 e la partenza avventurosa di una legislatura a trazione populista, era riuscito, nonostante gli indubbi e per certi aspetti inevitabili limiti, a ricostruire un vitale rapporto con l’Europa, che il primo governo Conte aveva pericolosamente compromesso. L’intervento delle principali banche centrali sui mercati finanziari e il ritorno degli stimoli fiscali da parte dei governi di mezzo mondo avevano determinato, dopo il crollo economico spaventoso registrato in primavera, una forte ripresa dell’economia internazionale. Insomma il “terribile 2020” si chiudeva con la quasi certezza di avere davanti un anno migliore. In parte è stato davvero così ma ora il 2021 si sta chiudendo sotto il segno dell’incertezza soprattutto per l’Italia. I vaccini ci hanno indubbiamente regalato nel corso dell’anno che si sta chiudendo il ritorno a momenti di quasi normalità ed ora ci difendendo dallo sviluppo di forme gravi della malattia. Tuttavia l’aumento dei contagi che caratterizza queste convulse giornate – causato dalla straordinaria capacità di continue mutazioni di questo virus – ci dimostra che se il peggio è passato la guerra è ancora lontana dall’essere vinta e che i vaccini, per quanto preziosi e indispensabili, non possono essere considerati l’unica arma da utilizzare. Sul piano dell’economia la ripresa è sempre forte, come testimonia anche la buona annata dei mercati finanziari. Ma il rischio di nuove restrizioni, legate all’incredibile capacità di diffusione del contagio della variante Omicron in diverse aree del Mondo, determina più di qualche preoccupazione sulla sua capacità di tenuta. Tanto più che la forza della ripresa ha determinato delle strozzature nella logistica e nelle catene di produzione a cui si aggiungono gli aumenti dei prezzi dell’energia, in parte legati all’esplosione della domanda ma in parte frutto anche degli effetti della fase di transizione energetica. Quanto questo mix di cause renda davvero solo transitoria l’inflazione è presto per dirlo. Ma è certo che serviranno politiche e misure concrete e mirate. D’altro canto le Banche Centrali, pur mantenendo un approccio accomodante, cominciano ad avviare la fase di riduzione degli stimoli monetari. Ci sarà bisogno dunque di grande collaborazione a livello internazionale e di grande equilibrio nelle politiche monetarie e fiscali per evitare rischi di un ritorno alla stagflazione e cioè ad una pericolosa spirale di alta inflazione e bassa crescita, modello anni Settanta del secolo scorso per intenderci. Ad oggi la maggioranza degli operatori economici e finanziari si aspetta per il 2022, nonostante queste incertezze, una continuità con il 2021 – sia nel trend di crescita economica che negli utili delle imprese, oltre che nell’andamento dei mercati azionari – sia pure segnata da una maggiore moderazione. Una attesa legata alle aspettative di una minore letalità della variante Omicron, che se confermata segnerebbe l’inizio di una fase di minore gravità della pandemia. C è poi fiducia negli effetti delle politiche economiche espansive da parte dei governi che, dagli USa all’Europa, davvero non hanno precedenti sul piano della quantità di risorse attivate e impegnate. Il quadro generale tuttavia è denso di incognite e in Italia è reso ancora più problematico dal rischio politico. Certo la crisi politica che ha aperto l’anno 2021si è risolta, almeno sul piano istituzionale, nella nascita di un governo guidato da una personalità autorevole sul piano internazionale come Mario Draghi, sostenuto da una larga ed eterogenea base parlamentare. L’Italia ha recuperato credibilità sia nei confronti dell’Europa, che ha confermato gli aiuti ingenti previsti dal Recovery Plan, sia nei confronti dei mercati finanziari internazionali. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Tuttavia l’avvicinarsi del voto per il nuovo presidente della Repubblica ha ricordato a tutti la fragilità dell’equilibrio su cui si regge l’attuale quadro politico. Se la larga maggioranza parlamentare si dividerà su questa scelta, una nuova devastante crisi di governo diventerà inevitabile. La conseguenza sarebbe non solo la perdita della credibilità appena riconquistata – e dei benefici che ne sono derivati sulla tenuta del debito pubblico e sulla forza della ripresa in atto della nostra economia – ma un pauroso precipizio difficile da fermare. La fragilità della situazione politica non lascia ombra di dubbio. Ci vorrà del tempo per ricostruire coalizioni politiche omogenee dotate di forza e di credibilità. Ma un processo di rigenerazione della politica sarebbe certo più difficile in presenza di un vuoto di governo che si apre nel pieno di una fase così delicata e insidiosa. una cosa è certa. Da questo contesto denso di incognite possiamo uscire in avanti solo se la società italiana riuscirà a ritrovare la consapevolezza della necessità di uno sforzo collettivo, di una fase di partecipazione attiva fondata sul valore della solidarietà e del primato del bene comune, sulla riscoperta della politica e sul ritorno al ruolo decisivo dei partiti intesi come strumenti di partecipazione, di elaborazione e di iniziativa collettiva. Le tante crisi dell’ultimo decennio ci insegnano che non esiste una risposta individuale o nazionale alle sfide del nostro tempo, tanto meno esiste una risposta fondata sull’uomo solo e forte al comando che si rapporta con una società frammentata e annichilita dalla paura. È l’ora di archiviare la lunga stagione dell’individualismo che è la vera causa di tutte le nostre crisi. La rinascita non può che partire da noi, da una presa di coscienza e da una mobilitazione della società, perché in democrazia la politica – oggi così fragile e smarrita – è sempre stata e sempre sarà lo specchio di tutti noi.

Un commento

  1. Analisi, come sempre, ineccepibile. Sulla parte finale sono terribilmente pessimista. Anni di demolizione di tutte le forme di formazione e vera crescita, cultura, scuola a tutti i livelli, disapplicazione di criteri meritocratici negli ambienti di lavoro (pubblici e privati), la stessa famiglia svuotata del compito formativo, hanno privato la società delle reali strutture di base proprio a partire dai partiti…..
    Il fallimento della politica è testimoniata proprio dal governo Draghi e da ciò che ha ottenuto in questi mesi di governo;
    come, in tempi umanamente ragionevoli, potrebbe realizzarsi quella ripresa dirigenziale?

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