Le ragioni dell’ennesima debacle del PD Casertano

Nella recente elezione – purtroppo non più diretta -del Presidente dell’Amministrazione Provinciale il PD è uscito nuovamente con le ossa rotte, nonostante sia al governo della Regione ed esprima sindaci e amministrazioni delle principali città di Terra di  Lavoro. Ora nessuno si azzardi ad addossare la responsabilità dell’ennesima sconfitta al Sindaco di Santa Maria Capua Vetere Mirra, che con molta generosità si è sacrificato per tentare la “missione impossibile” di tenere unito il PD in provincia di Caserta partendo dall’unita delle sue “correnti personali” (ormai in seria difficoltà nella nuova situazione politica determinata dalla pandemia). Questa sconfitta è infatti diversa da quelle del passato. Non è più figlia dello scontro tra le varie correnti del partito ma della totale inadeguatezza di questa struttura di partito a stare dentro una fase politica nuova. Il problema è evidente. Il primo ostacolo che rende complicato rimuovere lo stato di “non partito” che vive da tempo il PD Casertano è nel carattere della coalizione che governa la Regione Campania oltre che nella antica deriva personalistica dello stesso partito Casertano. Non mi scandalizza il fatto che la maggioranza regionale non abbia nulla a che fare con una vera alleanza di centrosinistra. È evidente, infatti, che un centrosinistra coeso su una idea di Paese non c’era in Italia prima delle elezioni regionali e non c’è neppure oggi, come l’avvento del governo Draghi ha ampiamente dimostrato. Qui l’unico collante è dato dalla indubbia capacità di De Luca di tenere in equilibrio una molteplicità di comitati elettorali e di riuscire, al tempo stesso a fronteggiare le emergenze che di volta in volta si presentano, coprendo con la sua personalità il vuoto politico determinato dalla crisi generale delle coalizioni politiche tradizionali. C’è però una differenza pesante tra la realtà della coalizione di governo campana e l’attuale nuovo quadro politico nazionale. Infatti, mentre il governo Draghi gode di un sostegno trasversale fondato sulla vitale scelta politica di tenere saldamente il Paese dentro lo sforzo di costruzione di una Europa politica – unica prospettiva per avere un ruolo nel processo di riconfigurazione della globalizzazione – nella coalizione di governo della Campania manca del tutto una comune visione del futuro della regione e del suo ruolo di motore di un nuovo Mezzogiorno che possa finalmente uscire da una condizione di debolezza economica e sociale. È il limite scritto nel suo atto di nascita che oggi non è più sostenibile perché frena l’assunzione di una azione di governo all’altezza della sfida del PNRR. La pandemia ha imposto una svolta all’Europa che a sua volta ha messo l’intero sistema istituzionale- dai governi nazionali a quelli degli enti locali – di fronte all’esigenza di non limitare l’azione di governo alla gestione delle varie emergenze. Ha imposto, insomma, la capacità di compiere scelte finalizzate alla costruzione di un nuovo modello di sviluppo e di società in grado di portarci fuori da una crisi generale (che è economica, sociale, sanitaria ed ambientale). Ed ecco che i nodi sono venuti al pettine rendendo la debolezza politica di un partito non più compensabile con equilibri di potere orientati a garantire almeno l’ordinaria amministrazione. Tanto più che l’area casertana è  quella che, per ovvie ragioni legate ai rapporti tra Napoli e Caserta, paga maggiormente la mancanza di una visione del futuro dell’area metropolitana regionale e del suo ruolo meridionale. Lo testimonia la sua marginalità e  l’abbandono, ormai più che decennale, di tutti i progetti di area vasta che dovevano completare il processo di riorganizzazione e di rilancio dell’area metropolitana napoletana e campana a partire dalle funzioni di eccellenza che nel corso degli anni ’90 si sono delineate per il piano Campano (mobilità, logistica, università formazione e ricerca, energia, industria 4.0).  Alla vigilia del Recovery Plan, che è la grande occasione per affrontare tutte le debolezze e i ritardi che ostacolano lo sviluppo del territorio, questa situazione è diventata politicamente insostenibile. Ecco allora che la sconfitta di oggi è peggiore di quella di ieri. Perché il mancato successo di Marino nelle precedenti elezioni del presidente della provincia fu solo il frutto avvelenato delle diatribe interne. La sconfitta di Mirra è invece il segno della insostenibilità di un modello di partito e di coalizione elettorale che con tutti i suoi limiti ha garantito negli anni scorsi una tenuta di fronte al pericolo di totale vuoto amministrativo ma che oggi, di fronte alla sfida   enorme che è davanti a noi, non è più in grado di tenere testa alle sfide della fase. Insomma ai limiti enormi del partito Casertano oggi si sommano quelli più generali. La deriva casertana non si affronta se non dentro un processo di rinnovamento programmatico e organizzativo del PD nazionale che, anche di fronte al passaggio delicato e rischioso della scelta del nuovo presidente della Repubblica, ha necessità di chiarire, con estrema urgenza, con quale progetto e con quale modello di partito intende attrezzarsi per diventare l’asse portante di una coalizione di governo ampia che porti a termine il compito assegnato al governo Draghi, ben oltre la scadenza delle politiche del 2023. Il compito di superare la pandemia e completare il rilancio dell’integrazione politica dell’Europa avviato con il PNRR e la revisione del patto di stabilità. Un processo di costruzione di un vero stato continentale senza di cui è difficile pensare di poter ricostruire una normale dialettica tra un centrodestra e un centrosinistra che tornino ad essere alternativi ma dentro un sistema politico libero dal rischio di una deriva populista e nazionalista. Un compito arduo che richiede molto di più della semplice enunciazione di un generico campo largo che – in assenza di un pensiero politico nuovo e condiviso, all’altezza della fase – rischia di essere interpretato come la riproposizione dei soliti cartelli elettorali che al massimo possono consentire di reggere la competizione con altre alleanze elettorali, anch’esse prive di spessore politico, ma certo non a garantire l’azione di governo di cui il Paese ha bisogno. Insomma, le ragioni di fondo di questa sconfitta vanno affrontate nella consapevolezza che non si risolvono attraverso una battaglia limitata ad un rinnovamento del partito Casertano che non sia legata ad un più generale processo di ridefinizione della strategia e del modello di partito dotato di un respiro regionale e nazionale. Purtroppo è ancora estremamente difficile individuare le forze con cui intraprendere questa iniziativa. Di certo c è solo l’urgenza di riempire un vuoto politico enorme e non più tollerabile, pena una nuova storica sconfitta destinata a pesare sulla società per una lunga fase.

Un commento

  1. Un’analisi lucida e profonda della situazione del PD in Campania e forse con varie sfumature della situazione politica di tutto il Nostro Paese. Vedo che ormai il PD si sta marginalizzando in un’area sempre più astratta e non riesce a cogliere i cambiamenti della società. Di quella parte della società che in ogni campo, pubblico o privato che sia, settore o professione, fa enormi sacrifici per andare avanti. Lo dimostrano sempre di più i dati statistici di come vengono distribuite le ricchezze. Anche i risparmi crescono ma si concentrano sempre di più in poche mani. E dall’altra parte invece troviamo coloro che hanno perso la fiducia nel lavoro, o nella ricerca di un nuovo lavoro e trovano un momentaneo  ristoro nel reddito di cittadinanza, mentre le spa (i capitalisti, i prenditori da strapazzo) accumulano sempre più ricchezze. Ma quali sorprese ci riserva il prossimo  futuro? Come a Caserta così nel paese sono ormai anni che si va avanti al buio, alla ricerca di un qualcuno che riesca a tirare avanti per un po’. Infatti é da quasi un decennio che viviamo in una democrazia sospesa. La dimostrazione di tutto ciò è la “ricerca” del prossimo Presidente della Repubblica.  Per non parlare poi delle scelte dello sviluppo economico della nostra regione. Se ben ricordo le ultime scelte dello sviluppo del nostro territorio sono e restano ancora quelle del governo Bassolino quando anche tu ne facevi parte. Ricordo la delocalizzazione delle ex depositi di carburante, nell’area est di Napoli, l’aeroporto a Grazzanise (come Hub dei paesi del Mediterraneo), la sistemazione del porto di Napoli ai fini turistici, il collegamento ferroviario NAPOLI- BARI (Che ora stanno a rilento effettuando) ecc. oltre alla metropolitana di Napoli (su cui investì molte risorse) e che da allora stanno ancora completando. Questo è quanto: il Nostro futuro è lasciato al caso o alla circostanza che ogni tanto per “sbaglio ” qualche persona capace vada al governo del Paese  o della Regione  come in questa circostanza DE LUCA, DRAGHI o chissà chi altri. Inviato dal mio Galaxy

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